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“Scriverò su Tripadvisor”.

Per i ristoratori sembra essere la minaccia del nuovo millennio.
Se fino al 2000, a determinare la bontà e la reputazione di un locale potevano essere i camion parcheggiati al suo esterno, o le acute recensioni di critici culinari su giornali e riviste di settore, oggigiorno la fiducia del consumatore sembra pendere senza troppi domande dalle non troppo curanti parole di perfetti sconosciuti. 

Benone.

Fatta questa premessa, perché ci fidiamo così tanto delle stelline su un sito?
Pensaci bene, quante volte, affidandoti al giudizio di Tripadvisor, Yelp o Zoomato, ti sei trovato veramente soddisfatto o hai riscontrato un prodotto coerente con le aspettative ricreate dalle recensioni? Veramente molto poche, se non -MAI-.

Il peso che diamo alle recensioni su internet e la loro reale abilità nel capire il gusto delle persone e matcharlo con le tue necessità, diciamolo, è totalmente sbilanciato e immotivato.

Cosa rende le recensioni di queste applicazioni così inaffidabili?

Va detto che questo sistema di votazione risale all’ormai trapassato 1915 ed era stato pensato per recensire libri. A più di un secolo di distanza ci ritroviamo ad utilizzare, se non soggetto a lievissime alterazioni, lo stesso strumento di valutazione. Direi che è arrivato il momento di iniziare a pensare di strutturare un nuovo sistema valutativo differenziato per le varie categorie d’interesse e pubblico.
Perché dico questo? Perché se il sistema odierno è così inattendibile è perché dipende da troppe generiche variabili non caratterizzate e lasciate al caso.
Nello specifico, ogni persona è soggetta ad un personale metro di valutazione, non dipendente solo dalle preferenze e dalle percezioni dell’individuo -Amo il fritto misto. Non tollero la tempura- quanto anche dalla sua moralità. La maggior parte delle persone non si sbilancia nel dare una votazione eccessivamente alta o bassa, creando quindi un range di voti che va a posizionarsi “nella media”, risultando così totalmente inutile. Per intenderci, sono pochi quelli che dopo aver mangiato un fritto unto fino al midollo, ti danno un riscontro coerente alla fitta al fegato derivatane. Optando per un più vile e ignavo sorrisetto condito di “tutto bene, grazie”.

Benone 2.

Parliamo poi del bagaglio esperienziale, dato dagli studi, che conduce una persona a reputare 5 un voto basso, incurante del poveretto che ha trascorso i suoi anni accademici a suon di 3 in matematica. Il tuo “voto basso” sarà quindi diverso dal mio.
E ancora, se un turista russo abituato a ingurgitare la qualsiasi, trovasse il fritto impregnato d’olio di inequivocabile superbia culinaria?

Benone 3.

Bypassiamo poi, haters e profili falsi pagati per infamare la reputazione di un’attività in competizione.
Usanze, origini, campanilismi (vai a dire ad un Siculo che un Friulano ha disprezzato il suo fritto), sono troppe e imprevedibili le variabili a cui far fronte per restringere tutto ad un singolo numero. 

Facebook, YouTube, IMDb utilizzano altri schemi per recensire i loro prodotti. Tra like, numero di visualizzazioni e download, hanno trovato il giusto modo per lasciare il pubblico libero di esprimere la propria percezione del prodotto. Forse la bont del servizio di un ristorante si potrebbe calcolare dal numero di ingressi nel locale o risolvendo le falle del sistema corrente profilando in maniera differente gli utenti votanti.  

Rimane in fatto che, ora come ora, ciò che appare sulle pagine Internet come un semplice voto rappresenta per migliaia di ristoratori una stima della percezione del proprio lavoro, degli sforzi di ogni giorno, dell’impegno e dei soldi investiti.

Questo genere di piattaforme sono un’arma a doppio taglio se non curate e monitorate. A loro pro, sono un’ottima fonte di visibilità per le grosse catene come per i piccoli ristoratori. 

Cosa può fare quindi un imprenditore per riscattarsi e uscire da questo giro di recensioni incontrollate, rigirandole a proprio favore, mantenendo visibilità?

Come incrementare la visibilità del locale senza compromettere la propria reputazione.

A tal proposito parliamo del caso “Yelp v/s Botto Bistrot”.

In America Yelp ricopre lo stesso ruolo(e potenza di fuoco) di TripAdvisor in Italia; con l’unica differenza che le imprese valutate, entrano a far parte della piattaforma senza una registrazione. In modo automatico.

Negli ultimi anni, questo colosso americano è stato accusato pubblicamente di estorsione, poiché incolpato di chiedere denaro alle aziende (che sono automaticamente elencate sul sito), in cambio di un posizionamento -ranking- favorevole. Sono state riportate testimonianze di ristoratori che dopo aver subito revoche di recensioni positive, si sono visti comparire in pochi giorni non pochi commenti negativi. La Corte d’appello del Nono Circuito di San Francisco ha respinto due casi in cui si sosteneva dell’illegalità del comportamento di Yelp. Ma cosa c’entra questo con Botto Bistrot?

Botto Bistro è lontano dall’essere il peggior ristorante in America. Ma non importa se si dice il contrario.

Dopo aver raggiunto un punteggio di 2 stelle su 5, Cerretani, il proprietario del locale, afferma di aver iniziato a ricevere sempre più pressanti telefonate da Yelp che chiedeva al ristorante di fare pubblicità sul sito per iniziare a ottenere recensioni migliori.

Com’è cominciata? Botto Bistrot è un piccolo ristorante italiano situato in un centro commerciale lungo la baia di San Francisco. Per alcune settimane, ha cercato attivamente di diventare il peggior ristorante recensito su Yelp, a tal punto da concedere il 25% di sconto a chiunque recensisse in modo negativo il ristorante sulla piattaforma.  “Sono stato qui almeno 20 volte ed è ancora terribile”. ”Il mio cibo è arrivato prima che volessi che arrivasse”. Nel giro di poche settimane finì per essere considerato come “il peggior ristorante degli USA” e, per assurdo, tutti volevano provare l’esperienza di mangiare da Botto Bistrot.

Ad oggi Botto Bistrot viene ricordato come il ristorante che riuscì con l’astuzia ad avere la meglio sul colosso Americano. Una lotta alla Davide e Golia, vinta grazie all’astuzia e alla voglia di farsi sentire.

E se un piccolo ristorante Italiano è riuscito a farlo con orgoglio in terra straniera, non rimane altro che lasciarsi prendere dall’ingegno e sapersi reinventare!

Genuinamente, Intelligentemente ma soprattutto… DIVERTENDOSI!

Come riporta il cuoco toscano di Botto Bistrot in un’intervista, Non abbiamo niente da perdere”. Quindi siate coraggiosi e lasciate spazio alla vostra inventiva.

Divertivi e provate.

Chissà mai che riusciate ad entrare per sempre nella storia… come un piccolo ristorante che combattendo un colosso straniero conquistò stima, cuori e palati di tutto il mondo. <3

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